Di un eroe morto che ne farà?

Per me uno giusto rticordo del parà italiano morto in Afghanistan è dato da questa canzone di De Andrè, invece che dalle solite manifestazioni ufficiali.

 

 

 

Dopo il capolavoro di De Andrè sarebbe bene non aggiungere altro sugli eroi di guerra. Perciò chiedo scusa agli eventuali lettori se, contravvenendo a quello che ho appena detto, pubblico una poesia in cui parlo di un tale che io ritengo eroe di guerra anche se la retorica ufficiale non lo ricorda o magari lo qualificherebbe come traditore.

 

 

 

Sulle colline carsiche giuliane

 

 

 

Ho scritto questa poesia perché l’azione generosa ed eroica, durante la prima guerra mondiale, del soldato lombardo Del Bo Giuseppe (detto Peppino), di Retorbido in provincia di Pavia, di  famiglia contadina e di professione maestro, col tempo non sia dimenticata e perché non rimanga senza gloria.

 

 

Eroico soldato,

d’essere uomo non hai dimenticato.

Del nemico hai salvato la vita

come la tua in trincea finita.

Il tuo ricordo non deve tramontare,

con pochi versi lo voglio far durare.

 

 

 

Uomini, che la guerra aveva dispersi

dai loro luoghi in contrade lontane

e poi disposti in schieramenti avversi,

 

in lotte si fronteggiano aspre e vane,

di vita non facendo alcun riguardo,

sulle colline carsiche giuliane.

 

Stava in trincea un soldato lombardo

a far la guerra con gli altri costretto,

ed ecco, dall’opposto baluardo

 

un austriaco fuor del parapetto

un po’ si sporse, poi non molto attento

agli avversari offerse il proprio petto.

 

                                                                Temp’era in cui con meno accanimento

                                                                perché Natale per tutti arrivava,

si combatteva,ed era quel momento

                                               

                                                                in cui ai propri cari si pensava.

Forse da ciò distratto quel soldato

di stare riparato non curava.

 

Il lombardo l’aveva ben notato,

e le sue armi non volle imbracciare.

Quello però che gli stava affiancato

 

prese il fucile ed iniziò a mirare.

Ed il lombardo a lui con decisione:

“Fermati, lascia stare, non sparare;

 

una famiglia con trepidazione

forse quell’uomo nella casa attende.

Non dare a loro tal disperazione”.

 

Alle parole il compagno si arrende,

e l’austriaco da morte fu salvato.

Ricompensa il lombardo non si attende,

 

anzi poteva essere denunciato

accusato d’infame tradimento

e subito sul posto fucilato.

 

Ma per tal rischio non provò sgomento

ch’avesse forza per fargli accettare

d’una uccisione l’interno tormento,

 

e preferì la sua vita rischiare

e salvare la vita di persona

che pur nemico poteva pensare.

 

Ascoltar preferì quel che risuona

dalla legge di Dio,e un’uccisione

considerar non volle cosa buona

 

anche se legge umana questa impone.

Di un eroe morto che ne farà?ultima modifica: 2009-07-15T19:03:00+02:00da frondeverdi
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10 pensieri su “Di un eroe morto che ne farà?

  1. Non esistono problemi di tempo in questo mondo, ognuno qui si presenta quando gli è possibile….su queste guerre io le potrei anche accettare se venissero presentate per quello che sono, guerre di conquista economica. I morti vanno rispettati, oltre che per la carità cristiana, non tanto per i meriti bellici, quanto per il fatto che cmq loro partono spesso credendo in quello che fanno.
    A presto, Giorgio.

  2. Non conosco la canzone di De Andrè che citi e ( tra parentesi ) non ho grande passione per De Andrè . E non ho grande passione nemmeno per gli ” eroi ” , nè per le ” patrie ” che han bisogno di eroi . Detto questo , da mamma , sono addolorata per quel ragazzo morto a venticinque anni , sono vicina col cuore alla sua famiglia e mi chiedo come si possa sopravvivere alla morte di un figlio . E’ certo però che , se avesse scelto di fare il fornaio o il ragioniere , avrebbe rischiato meno , purtroppo ha scelto di fare il soldato ………….
    Ti ringrazio dei complimenti che mi fai per il blog : se ti dessi retta , mi darei delle arie . A proposito della lettera del Capo dello Stato , che reputo anch’ io piuttosto pauroso , ho letto in giro che ” sapeva benissimo che se avesse rinviato la legge alle camere, queste l’avrebbero rivotata pari pari , cambiando solo qualche avverbio e qualche virgola e a questo punto egli avrebbe avuto due sole alternative : firmare o dimettersi . ” Non so che dire . Magari è così . Buon fine settimana ! wally_giana ( perchè sto in una valle )

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