Lettera di don Ciotti sulla recente legge contro gli immigrati

 

Tralascio per una volta la poesia; pubblico invece una lettera inviata al quotidiano LA STAMPA da don Ciotti, che penso sia conosciuto a livello nazionale, anche se non ama la pubblicità televisiva. In particolare si è sempre rifiutato di andare,  (in quella che io definisco “tribuna di vip e di potenti”),  a “Porta a porta, come disse espressamente con rammarico Bruno Vespa, che più volte l’aveva invitato.

                                        

 

 

 

 

 

 Sugli immigrati

il flop della politica
Non sicurezza, crudeltà. Non c’è altra parola per definire le misure sull’immigrazione approvate in Senato. Non c’è altra parola per definire questo accanimento contro chi fugge dalla miseria, dalla discriminazione, dall’oppressione, dalle guerre. Sono persone, prima che immigrati, quelle che chiedono di essere riconosciute e accolte nella legalità, nei diritti e doveri di ogni cittadino parte attiva del consorzio sociale. È doloroso constatare come questa legge ci faccia scivolare indietro, ai tempi della discriminazione razziale, negando i valori della Carta universale dei diritti umani, della nostra Costituzione, della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Baluardi contro il ritorno della barbarie e della guerra, antidoti perché legge sia tutela del bene comune a partire dai più deboli, non legge del più forte. Sono vittime della povertà, gli immigrati. Ma la povertà più grande, oggi, è la nostra. Povertà di coraggio, di senso, di umanità, di capacità di scommettere sugli altri, di costruire insieme a loro. Dati alla mano, è dimostrato che, laddove si è lavorato con impegno, è stato possibile armonizzare il diritto con l’accoglienza, saldare il rispetto delle regole – che deve valere per tutti – con l’integrazione. A partire da quel «mettersi nei panni degli altri» che è stato motore delle più grandi conquiste umane e civili. E spiace che, ad eccezione di una minoranza di voci nette e coerenti, su una questione tanto cruciale come quella dell’immigrazione, la politica sia venuta meno al suo orizzonte ideale: stimolare la promozione culturale e sociale di un Paese, trasformando in speranze le paure della gente.
DON LUIGI CIOTTI, PRESIDENTE DI «LIBERA» E FONDATORE DEL «GRUPPO ABELE»

 

 

LA STAMPA   3 luglio 2009

 

Lettera di don Ciotti sulla recente legge contro gli immigratiultima modifica: 2009-07-08T18:49:47+02:00da frondeverdi
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5 pensieri su “Lettera di don Ciotti sulla recente legge contro gli immigrati

  1. Ciao ,ringrazio te e il tuo amico per i complimenti ,siete molto gentili ,quello che scrivo non sono poesie ,ma frammenti di emozioni che vivo in prima persona .

    Per quanto riguarda il tuo post ,mi sento di dire che Don Ciotti è un grande uomo ,ma credo che se non si offrano valide opportunita’ per questi immigrati ,non cambi molto la loro situazione se poi sono costretti a delinquere per sopravvivere.

    Buona serata a presto
    kicca

  2. Ciao Frondeverdi e buona serata a te. Che grande senso di “umanità” che ha saputo esprimere Don Ciotti con questa lettera!! Purtroppo, è rimasto e rimarrà inascoltato per chissà quanto tempo… visto che non solo la politica ma molti nostri “connazionali” sono ben felici di questo “decreto sicurezza”. Dalle ronde al reato di immigrazione clandestina la “maggioranza” degli italiani non ha battuto ciglio… con le conseguenze che in questa lettera sono così ben additate!!! Siamo contro ogni regola sia essa riconosciuta a livello internazionale sia essa dettata dalla nostra Costituzione

  3. Ciao, come va? Don Ciotti: un grande! Questo provvedimento è xnofobo come la “Lega dei manganelli”. Non c’è nulla che possa garantire la nostra sicurezza, persone che fuggono e sono con la testa apposto devono avere il diritto di cittadinanza, secondo me, solo i malviventi devono essere cacciati e non di fare di tutta l’erba un fascio. Ma dai! Che razzisti! Poi a che maledizione servono le rode e gli sprai al peperoncino ancora non lo so! Questa non è sicurezza è razzismo vero proprio. Ti auguro una buona giornata.

  4. Sai bene che la penso come lui.. Ho letto un articolo di un opinionista, ora non ricordo dove, in cui si raccontava come in sardegna un postino, amico di un’amica, ospitasse nella sua casa una famiglia terremotata mentre qualcuno aveva detto che avrebbe offerto le sua ville.. Millantare è diventato un’esigenza! Anche questo di articolo è interessante : http://www.articolo21.info/8677/notizia/berlusconi-e-il-disturbo-vincente-intervista-allo.html
    Ciao, Anna

  5. Ciao Antonio, io penso che il coraggio vero sarebbe invertire la rotta, rendere economicamente indipendenti i paesi da cui arrivano i clandestini, cedere loro sostanzialmente parte della ricchezza, quasi tutta occidentale, liberare loro qualche spazio è solo ripulirsi la coscienza, quando saremo pronti ad avere una sola auto, ed utilitaria di 20 anni, e mangiare un po meno per far si che altri abbiano almeno questo poco, allora avremo fatto un passo in avanti come umanità, altre azioni sono solo palliativi lavacoscienze.
    Buon WE amico mio.

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