Viva l’indipendenza della magistratura

(ANSA) – MILANO, 6 GIU – Un giudice di Milano ha definito ‘manifestamente irragionevole’ l’aggravante di clandestinità prevista dal Pacchetto Sicurezza. Nel processo a un giovane cileno, accusato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, il giudice ha fatto rilevare che il reato di cui era accusato era già ‘aggravato’. Nulla quindi rilevava la nuova aggravante della clandestinità. Il processo si e’ concluso con il patteggiamento a sei mesi e la scarcerazione. Ricerca Web

Viva l’indipendenza della magistraturaultima modifica: 2008-06-06T13:45:00+02:00da frondeverdi
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8 pensieri su “Viva l’indipendenza della magistratura

  1. Nossignore. La conseguenza, in futuro, sarà l’espulsione se come sembra questo cileno era clandestino.
    Le altre aggravanti serviranno a commisurare la pena. Forse il termine “aggravante” non è appropriato
    alle necessità, ma ancora meno appropriata mi sembra la “pensata” del magistrato. Nei reati commessi ai danni degli ascendenti , ad esempia, in alcuni casi oltre che “aggravante” c’è la conseguenza della perdita del diritto all’eredità.Non è una doppia aggravante è solo una conseguenza prevista dalla legge. Ma dove ha studiato quel magistrato? Mica avrà fruito del 6 politico? Mi auguro che il cronista dell’ANSA abbia capito male, o si sia espresso male il magistrato.altrimenti il Procuratore Capo di quel Tribunale sarebbe bene che intervenisse facendo obbligo al protagonista di ripassarsi alcuni testi di diritto.

  2. Salve sacripante, non credo che il cronista dell’ ANSA abbia capito male, pesché la notizia è confermata dal quotidiano di Torino “LA STAMPA” di oggi 7/6/08. E non credo che colui che ha emesso questa decisione sia un magistrato da 6 politico, percé, per emetterla, si richiede un’ottima conoscenza del diritto. E penso anche che questo giudice avrà conseguito un’ottima laurea, ben diversa da quella in ingegneria gestionale rilasciata da una Università calabrese al nostro presidente del consiglio. Buon Weekend.

    Caro GLADIATORE, grazie del sorriso e buon Weekend anche a te.

  3. Caro Gladiatore, per partire dalla fine, ho la convinzione che la laurea all’attuale presidente del consiglio sia stata conferita da svariate milionate di cittadini. E, almeno per me, vale molto di più di quella rilasciata all’Onorevole Dottor Professor Romano Prodi dall’Università, penso, di Bologna, perchè le stesse milionate hanno cacciato via il Titolato succitato.Il fatto che tu CREDA che sia tutto esatto, scusa, ma non mi dice niente. L ‘ “ipse dixit” ormai, si applica a poche e sceltissime menti, e figuriamoci se tra queste c’è quella di quel tale magistrato. Riconfermo quanto detto che non è stato dibattuto, ma solo confutato in nome di una tua fideistica convinzione. Una domanda intima : come mai il “perché” ti è tanto ostico ?

  4. Salve Sacripante, voglio anzitutto precisare che io non sono. il GLADIATORE, che è invece un blogger che mi ha mandato i saluti. Se vuoi darmi un nome mi puoi, se ti va, chiamarmi demos.
    Quanto all’ “ipse dixit” non si applica proprio a nessuna mente, indica solo un modo sbagliato per dimostrare un qualcosa.
    Infine Prodi ha conseguito la laurea a Milano e non a Bologna. In proposito ti riporto alcune notizie prese da Wikipedia
    Iniziò i suoi studi al liceo classico Ariosto di Reggio Emilia, si laureò poi con lode nel 1961 all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Giurisprudenza, presentando una tesi sul protezionismo nello sviluppo dell’industria italiana con Siro Lombardini. Approfondì i suoi studi a Milano, Bologna e alla London School of Economics, sotto la supervisione di Basil Yamey.
    Nel 1963 iniziò la sua carriera accademica come assistente di Beniamino Andreatta alla cattedra di “Economia Politica” della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Nel 1973 all’Università di Trento ha l’incarico per l’insegnamento di “Economia e politica industriale”, l’anno successivo l’Università di Harvard negli Stati Uniti lo chiama come visiting professor. Come professore ordinario, tenne la cattedra di “Economia politica e industriale” all’Università di Bologna fino al 1999. È stato anche visiting professor presso lo Stanford Research Institute.

  5. Ok demos, svista mia.Mi fa piacere sentire che Prodi , oltre che On.Prof.Dott. era di più.Più in alto sei e più forte è il botto quando cadi. La tua definizione di “ipse dixit” non è la mia, che potrei scherzando specificare in : “è una questione di fiducia”.ma parlavamo di un giudice impreparato, e dimostriamolo.
    Costui ha sardonicamente affermato, a detta del giornalista, che trovandosi di fronte un delitto già aggravato, non sapeva cosa farne di un’altra aggravante. Ebbene il Codice Penale stabilisce nell’art.61 ben undici aggravanti, spesso in concomitanza tra loro. In questo caso il giudice non fa altro che consultare l’art.63, 4^capoverso nonchè gli articoli 64 e 66, ed il gioco è fatto.Se vuoi toglierti la curiosità cerca il Codice Penale su Internet e verifica, è leggibilissimo e comprensibile da tutti, fuorchè da qualche giudice, evidentemente,
    Non voglio poi emettere giudizi su un giudice che parla di cose delle quali non può che ignorare l’esistenza, visto che nulla esiste se non una proposta sotto forma di DDL (disegno di legge) in parlamento.
    Perciò ripeto o è stato male interpretato, o ha assunto un atteggiamento spocchioso per prevenzione ideologica, ed in questo caso va rimosso, oppure non ha voltato la pagina del Codice Penale ove si trovavano i suggerimenti necesswari ed in questo caso va sculacciato. Un saluto

  6. Salve Sacripante, ho letto le tue osservazioni sul cumulo delle aggravanti e devo darti ragione; però non sappiamo se esse (osservazioni) sono applicabili al caso specifico che abbiamo discusso.Del resto tu sai benissimo che quando il giudice emette la sua decisione interpreta la legge e le interpretazioni sono di tanti tipi, anche analogica, estensiva e, in casi estremi,come dicono i giuriusti, persino abrogante.
    L’interpretazione non deve limitarsi a poche disposizioni, ma deve tener conto del complesso delle norme giuridiche. Ti riporto in proposito una bella massima che i giuristi indicano per orientare in giusta direzione l’attività interpretativa:
    Incivile est, nisi tota lege perspecta, una aliqua particula eius proposita iudicare vel respondere
    Non è da gente civile, senza esaminare interamente una legge, valutarne solo una piccola parte, o servirsi di questa per emettere giudizi.
    Comunque sia la decisione del giuidice mi ha fatto molto piacere anche perché ha implicitamente riaffermato l’indipendenza della magistratura, fondamento di qualsiasi regime democratico.

  7. Ciao popolo al quadrato.Il tuo argomentare andrebbe benissimo se il giudice si fosse limitato ad esprimere un parere di massima nel chiuso di una saletta di un qualsiasi tribunale. Ma invece, a quanto mi sembra di cogliere, cotesto ha “esternato”, con la compiacente collaborazione di un cronista (altrimenti come faremmo a saperlo?) con la già rilevata aria di sardonica superiorità. E’ il solito connubio tra stampa e toghe, che tanto poco giova ad ambedue, ma sopratutto alla corretta informazione del cittadino, che viene continuamente “tirato per la giacca”da questi maniaci del protagonismo, presenti in tutti i campi.Comunque ti saluto, ad al prossimo scontro.

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