20/10/2011
il capo dei black bloc
INDIVIDUATO IL CAPO DEI BLACK BLOC
Sono quattro le telefonate intercettate tra il 14 e il 30 ottobre del 2009 tra Berlusconi e Lavitola, depositate agli atti dell'inchiesta di Pescara. All'indomani della bocciatura da parte della Corte Costituzionale del Lodo Alfano, il 20 ottobre Berlusconi, contattato più volte da un insistente Lavitola che lo sollecitava a fissare un appuntamento al generale della Gdf Emilio Spaziante, inveisce contro i magistrati di Milano e il giornale diretto da Ezio Mauro e sostiene che non ci sarebbero alternative: «O io lascio, cosa che può essere anche possibile e che dato che non sto bene sto pensando anche di fare, oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera... Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa».
Berlusconi, black bloc della politica italiana
Dunque, unico caso al mondo, Roma ha visto trasformarsi una pacifica manifestazione di indignados in una guerriglia di infiltrados. Perché è successo? Perché solo in Italia? Perché a dieci anni di distanza da Genova il copione si ripete nonostante gli allarmi? Domande senza risposta.
È il fumo incendiario del berlusconismo al tramonto, che strumentalizza una tragedia civile per rafforzare la propria posizione. Un gioco vecchio come il cucco, subito alimentato dai tanti portavoce arcoriani in giro per il paese. Eppure è evidente agli occhi di tutti che il “black bloc politico” di questo paese è proprio Silvio Berlusconi. Basterebbe ricordare che lo stesso presidente del Consiglio, che oggi indossa la maschera del “moderato” salvatore della patria, ha più volte paragonato i magistrati italiani a una metastasi, ha definito “coglioni” i cittadini che non votano per lui, ha parlato di “eroi” mafiosi, ha permesso ai suoi alleati di parlare di “ronde”, di “fucili”. Se c’è un estremista, è Silvio Berlusconi. Se c’è un uomo che non è antropologicamente e politicamente in grado di garantire la “tranquillità” del paese, è Silvio Berlusconi. Se c’è un leader che non ha alcun titolo per criticare gli “incendiari”, è quel vecchio incendiario di Silvio Berlusconi. ( Fonte: www.ilfuturista.it)
18:48
Scritto da: frondeverdi
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15/10/2011
Parlamentari in difesa di se stessì e dei propri privilegi
La crescita delle poltrone
Il governo è stato di parola: appena ottenuta la fiducia alla Camera, ha varato gli annunciati provvedimenti per la crescita. Crescono infatti le poltrone del governo medesimo: ce ne sono tre nuove, due da viceministro e una da sottosegretario. Inutile aggiungere «a chi» tali poltrone siano andate: i due nuovi viceministri sono deputati che avevano appena votato la fiducia.
Deputati che fino a qualche tempo fa non l’avrebbero votata; e cioè una ex finiana e un ex dipietrista. Quanto al nuovo sottosegretario, ha un passato nell’Udc.. Una volta si aspettava qualche mese, e poi si distribuivano le medaglie. Ieri invece la ricompensa è stata fulminea: voto, fiducia, Consiglio dei ministri e nuove nomine in meno di mezza giornata.
L’esultanza da stadio dei parlamentari della maggioranza dà il senso di un distacco fra il Paese e il Palazzo. Certo il governo ha ottenuto la fiducia, è legittimato a continuare e ha tutti i motivi per esserne rinfrancato. Ma che cosa ci sia da festeggiare, non lo si capisce.
Di certo non lo capiscono gli italiani, messi a dura prova da una crisi finanziaria che non ha precedenti negli ultimi cent’anni.
E in realtà sono molti i parlamentari e i ministri che in privato dicono che così non si può più andare avanti, ma che in pubblico non hanno il coraggio di riconoscere che la barca affonda.
( da un articolo di Michele Brambilla su LA STAMPA del 15 ottobre 2011)
E ora, molto volentieri, aggiungo il contenuto di una e-mail, che mi è stato chiesto di pubblicare:
12:08
Scritto da: frondeverdi
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05/10/2011
noccioli
Ma che belli i noccioli di Nicola
Lo sai qual è la cosa la più bella,
caro Nicola, ch’ho visto alla Colma
quando vi giunsi, poi ch’era passato
un anno intero dall’ultima volta?
Voglio dir la più bella nel giardino,
dove c’è l’acero e anche l’oleandro,
e le due aiuole cerchiate di pietra
e di loro una aveva la camelia.
La cosa, dunque, più bella ch’ho visto,
son stati, proprio in queste due aiuole,
i noccioli ch’avevi tu piantato
ch’erano allora piccoli rametti.
Alti un po' più del palmo d'una mano
con poche gemme timide e nascoste,
qual mai speranza essi potevan dare
allor che li piantasti nelle aiuole?
Ed ora sono rigogliosi e forti
e vanno verso il ciel ricchi di foglie,
e presto ci daranno le nocciole
buone e gustose e giuste per le torte.
E quando tornerò qui nel giardino
e ancora rivedrò questi noccioli
frondosi e forti, mi verrà da dire:
“Ma che belli i noccioli di Nicola”:
La Colma, 14 agosto 2011
(scorci de La Colma)
19:10
Scritto da: frondeverdi
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